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Il Forest Bathing nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini

Bifulco Carlo
Articolo Immagine
Rivista:
Natura & Montagna
Anno:
2020
Numero:
2
Fascicolo:
Natura & Montagna N. 2/2020

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Il Richiamo della Foresta (the Call of the Wild, come recita il titolo del romanzo di Jack London che abbiamo un po’ tutti letto da ragazzi) è immagine, da più di un secolo del fascino irresistibile che esercitano i luoghi tradizionalmente impervi. Che emanano un acre profumo selvaggio: lo stesso che, quest’anno, si è trasferito - con tutta la forza delle simulazioni moderne - in un film dallo stesso titolo e dagli incassi senza handicap, Covid o non Covid. Ma la foresta è anche, oggi, un luogo privilegiato per adoratori di boschi, di passioni vegane e per naturalisti osservanti. Per chi crede nell’onnipotenza dell’ambiente. Per Natura & Montagna, quest’articolo è quasi una (piccola) rivoluzione copernicana, perché - dopo tanto problematico TUF, Testo Unico Forestale, dei numeri passati - ci suggerisce l’opportunità di ridefinire alcune priorità della pianificazione forestale. Ponendo come obiettivo principale la salute degli italiani, proprio quella di cui si preoccupa l’Art. 32 della nostra Costituzione. Ci illustra come nel “Parco Nazionale dei Monti Sibillini”, dopo 25 anni circa dalla sua istituzione, sia in atto una sperimentazione inedita di Forest Bathing (letteralmente: “immergersi nell’atmosfera della foresta”), che è stata anche un’occasione per ridiscutere delle priorità nelle attività di un Parco. È una sperimentazione che, basandosi su analisi e proposte di studiosi giapponesi, fra cui il mitico Qing Li, punta a creare, in quel preciso ambito territoriale, un innovativo serbatoio di buona salute. È una nuova “en plain air”, una nuova possibile medicina per l’anima. E anche per il corpo.