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Blumine. Una raccolta di fiori e giardini musicali attorno al fenomeno dell’Impressionismo

Mioli Piero
Articolo Immagine
ISSN:
0028-0658
Rivista:
Natura & Montagna
Anno:
2017
Numero:
1
Fascicolo:
Natura & Montagna N.1/2017

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Due scuole di pensiero: se la musica sia capace di rappresentare le cose del mondo e adattarvisi o se sia un’arte autonoma, fondata solo su regole specifiche. In realtà la musica è sempre stata l’una e l’altra: quando non è autonoma, o meglio “assoluta”, cerca e riesce a ritrarre, a suo modo fotografare. L’ha fatto spesso, ma soprattutto a cavallo fra Otto e Novecento con l’Impressionismo musicale (di cui si rilevano qui le “impressioni” di fiori, giardini, boschi). Debussy è il protagonista, presto seguito da numerosi colleghi come Ravel e i Sei della generazione successiva. Il fenomeno ha un po’ faticato a uscire dalla Francia: ha colpito in Spagna, per esempio con Falla, ma non in Austria-Germania, il terreno della grande musica assoluta (da Beethoven a Brahms); buona fortuna ha incontrato presso le cosiddette scuole nazionali, dalla Boemia alla Russia fino alla Scandinavia, e meno in Italia, dove comunque valgono sempre i poemi sinfonici di Respighi e in particolare I pini di Roma.