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La “storica” legge 394/1991 sulle aree naturali protette: un bilancio largamente positivo dopo i primi trent’anni

Ceruti Gianluigi Pupillo Paolo
Articolo Immagine
ISSN:
0028-0658
Rivista:
Natura & Montagna
Anno:
2021
Numero:
2
Fascicolo:
Natura & Montagna N. 2/2021

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In questo 2021 ricorre il trentesimo anniversario della approvazione della legge 6 dicembre 1991, n. 394 “Legge quadro sulle aree protette”. La nostra rivista “Natura e Montagna”, che dal 1954 senza interruzioni riporta o riflette una parte importante dell’opinione nazionale in materia di conservazione della natura e delle sue risorse, intende ricordare questa importante ricorrenza, che rischia di passare un po’ trascurata mentre l’attenzione pubblica è tutta assorbita dalla pandemia e dalla nuova guerra. Ne abbiamo chiesto un quadro aggiornato all’avv. on. Gianluigi Ceruti, mentore e artefice di quella importante legge che segna una svolta nell’atteggiamento nei confronti non solo dei Parchi, ma dell’insieme delle tematiche che attengono alla natura, alla flora e alla fauna, alla biodiversità in generale. Fin dal primo decennio del ’900, sull’esempio di quanto si muoveva in Europa e nel mondo in materia di istituzione dei primi parchi, e in seguito all’istituzione del Parco Nazionale Svizzero che dall’Engadina inviava propaggini e suggestioni alle adiacenti Alpi italiane e tirolesi, ma anche per la precaria situazione della grande fauna autoctona italiana, vennero avanzate le prime proposte di istituzione di parchi nazionali da autorità come Benedetto Croce, Oscar de Beaux e Alessandro Ghigi, pur senza immediati esiti legislativi (Piccioni 1999). La volontà di costituire i Parchi nazionali si andò rafforzando dopo il grande conflitto mondiale, come racconta Ceruti nell’articolo che segue, entrarono in funzione i primi due grandi Parchi, quello degli Abruzzi orientato alla tutela di due endemismi (l’orso marsicano Ursus arctos marsicanus e il camoscio d’Abruzzo Rupicapra pyrenaica ornata) e quello del Gran Paradiso, ultima roccaforte del grande stambecco delle Alpi Capra ibex ibex. E intanto venivano proposti nuovi Parchi per le “nuove provincie”, compresi quelli dell’Adamello e quello delle Pale, però destinati a non essere realizzati prima di un cinquantennio (nel corso dei quali si compiva il prevedibile destino dell’orso delle Alpi). Si realizzavano invece negli anni ’30 il Parco del Circeo e quello dello Stelvio; quest’ultimo si estendeva dall’alta Lombardia al Trentino e all’Alto Adige e anche per questo è stato sempre osteggiato dalla minoranza di lingua tedesca e dall’autonomismo regionalistico. Nel secondo dopoguerra dopo il periodo di ricostruzione, e in particolare a partire dagli anni ’70, si apre un fervido periodo di iniziative per l’istituzione di aree protette a livello nazionale, regionale e anche locale, spesso assecondate da autorevoli istituzioni come la Commissione Protezione della Natura del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Ma è certo che pur in presenza di un movimento protezionistico autentico, audace e ormai di massa in quegli anni ’80, si muoveva tuttora dietro le quinte una vasta e tenace opposizione all’idea stessa di Parchi. Ma la necessità di ammodernare il sistema delle aree protette è ampiamente condivisa e ciò facilita l’azione di un gruppo di uomini e donne ben determinati (fra essi gente di Italia Nostra dello spessore di Antonio Cederna), anche tra i firmatari della legge, prestigiosi appartenenti a quasi tutti i partiti politici. L’on. Ceruti nel suo articolo narra in dettaglio i principali contenuti e molte vicende che accompagnarono l’approvazione della nuova legge, assai apprezzata anche all’estero. Non solo, è importante sottolineare come la 394 sollecita e coagula l’istituzione di centinaia di zone protette di varia estensione e qualità in tutte le parti d’Italia, fino a coprire una porzione assai significativa del territorio nazionale. (Introduzione di Paolo Pupillo, Presidente dell’Unione Bolognese Naturalisti)

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