Nella primavera del 1918, Giuseppe Ungaretti, già autore del Porto Sepolto, entra in contatto col giovane Giuseppe Raimondi, che da Bologna lancia la sua rivista “ La Raccolta”: lo scambio epistolare si fa serrato, nascono discussioni sulle riviste e sul panorama della giovane letteratura europea. Con impennate di entusiasmo e battute d’arresto, mentre si fa intensa da ambo le parti la collaborazione alle riviste e ai giornali degli anni Venti (“ L’Italiano”, la “Nouvelle Revue Française”, “Il Mattino”, “Il Tevere”), il dialogo si dipana per decenni, fino alla metà degli anni Sessanta, affidato a ottantuno fra lettere e cartoline. Di esso ci resta oggi soprattutto la voce irruente, risentita, dolente di Ungaretti e, a partire dagli anni Cinquanta, quella più misurata di Raimondi, prezioso interlocutore di battaglie e polemiche letterarie. Sullo sfondo si intrecciano le vicende dei protagonisti della scena culturale dell’epoca: da Apollinaire a Soffici, da Carrà a Longanesi, da Cardarelli a Bontempelli, da Paulhan a Valéry a Crémieux a Hellens. Ne emerge un quadro vivido, pieno di luci e ombre, che registra gli umori, le difficoltà, le speranze e le contraddizioni di un’epoca.
Introduzione – lettere 1918-1966 – lettere di Raimondi – appendice I – appendice II – indice dei nomi.
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